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Saturday August 11, 2007

Borse, venerdì nero Dodge immette denaro sui mercati

In Europa bruciati 266 miliardi

 

Per far fronte alla crisi scatenata dal crollo dei subrime americani, Bank of Canada ha deciso di immettere nuovo denaro con l'obiettivo di stabilizzare il sistema finanziario. Una decisione, quella di David Dodge, che è stata assunta anche da altri numerosi governatori delle banche centrali mondiali. La mossa di Dodge ha avuto il via libera del ministro delle Finanze David Dodge, che ha fatto sapere come «la decisione di Bank of Canada vada verso la giusta direzione».
«Credo che al momento - ha aggiunto il ministro - non si possa fare altro, se non immettere denaro nel mercato finanziario per garantirne un corretto funzionamento. Bank of Canada si sta muovendo bene».
Lo "tsunami" dei mutui Usa subprime affonda ancora una volta i mercati globali. Un'ondata che ha travolto tutte le piazze finanziarie, da Tokyo a Wall Street, senza risparmiare l'Europa. Insomma, un vero e proprio venerdì nero che ha spinto, per la seconda volta in due giorni, la Bce e la Fed, ma anche altre banche centrali mondiali, a far fronte alla crisi liquidità con ulteriori maxi-iniezioni di denaro.
E in questo contesto le Borse Ue hanno mandato in fumo altri 266,8 miliardi, quasi 430 miliardi in due sedute. L'effetto domino è scattato in mattinata sulle Borse dell'area Asia-Pacifico, trascinate a loro volta dalla chiusura in calo di Wall Street. Il Nikkei a Tokyo ha lasciato sul terreno il 2,3%.
Più pesanti il Kospi a Seul (-4,2%) e l'Hang Seng a Hong Kong (-3,15%). Tra i titoli maggiormente penalizzati, l'australiana Macquarie (-7%), che a fine luglio aveva annunciato di avere due fondi altamente esposti ai mutui subprime.
Hanno proseguito in rosso i listini del Vecchio Continente, con lo Stoxx 600 che ha perso il 3,07%, registrando la peggiore seduta degli ultimi quattro anni. Ad aggiudicarsi la maglia nera dei mercati Ue è stata Londra, con il Ftse che ha segnato un calo del 3,7%.
Male anche il Cac a Parigi (-3,13%), lo S&P/Mib a Milano (-2,65%) e il Dax a Francoforte (-1,48%). Tutto questo mentre Wall Street stava limitando i cali (-0,5%).

E così le banche centrali sono tornate anche ieri a prendere provvedimenti d'urgenza. La Bce, che giovedì aveva finanziato 94,8 miliardi di euro per fronteggiare la crisi, ieri ha emesso altri 61,05 miliardi, avvisando di "continuare a monitorare con attenzione" il mercato. Lo stesso hanno fatto la Fed, che ha erogato altri 19 miliardi di dollari dopo i 24 miliardi di ieri, la Banca del Giappone (6,2 miliardi di euro) e la Reserve Bank of Australia (3 miliardi di euro).
Intanto, a gettare acqua sul fuoco è stata Standard & Poor's, secondo cui "la qualità del credito della banche europee non dovrebbe deteriorarsi in maniera significativa" a causa dei mutui subprime e per le tensioni dei mercati. S&P ritiene infatti che la solidità finanziaria degli istituti di credito non dovrebbe essere troppo minacciata dalla crisi in atto.
Cauti anche gli analisti di Ing, secondo i quali i cali sono "una normale correzione tecnica in un mercato al rialzo. In ogni caso - hanno precisato - non consideriamo l'attuale correzione l'inizio di una lunga fase ribassista del mercato".
Per il responsabile della ricerca macroeconomica di Intesa Sanpaolo, Luca Mezzomo, inoltre «la crisi mutui avrà conseguenze in Europa solo sui mercati e su quei settori che utilizzano maggiormente la leva finanziaria, ma la crescita economica del Continente appare solida».
Un operatore ha fatto poi notare che questa situazione può essere anche «un'occasione favorevole per fare acquisti visti i bassi prezzi». D'altro canto, è stato precisato che non ci sono state "vendite condizionate dall'effetto-panico, come accaduto in precedenti occasioni". E così a perdere quota sono stati soprattutto i titoli del comparto finanziario.
A Piazza Affari sono scese Unicredit (-3,5%), Capitalia (-3,9%) e Fiat (-5,5%). Male anche a Parigi, Società Generale che ha lasciato il 5%.
Sulla piazza tedesca ha chiuso in negativo Deutsche Bank (-3,5%), e ad Amsterdam Abn Amro (-3,4%), che nel corso della giornata è arrivata a perdere l'11% sulle voci di un possibile ritiro dell'offerta di Barclays (-6,38%).

Va male anche la cordata concorrente: Rbs (-3,85%), Fortis (-3,35%) e la Santander (-3,24%).
Nella City è crollata poi Man Group (-8,2%), colpita dalle indiscrezioni su un probabile rinvio del collocamento di un fondo negli Usa.