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Confederation of Italian Entrepreneurs Worldwide - North America

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Monday October 1, 2007

Il futuro verde dell’industria

L’incontro della Confederazione degli imprenditori italiani nel mondo

Di SIMONA GIACOBBI

TORONTO - Ambiente, imprese, strategie politiche e innovazione. Un connubio di elementi alla ricerca di una nuova frontiera per l’industria e l’agricoltura. Per un futuro sempre più verde.
Questo il tema della conferenza organizzata dalla Confederazione degli imprenditori italiani nel mondo (CIIM) di Toronto, dal titolo “A green future for the industry? Technologies and innovations for a clean environment: the new frontier for industry and agricolture”, che si è svolta giovedì al Westin Harbour Castle.
Al tavolo esponenti politici e imprenditori italiani e canadesi. Presenti i rappresentanti di tre aziende all’avanguardia nelle politiche ambientali che hanno firmato tre brevetti ecosostenibili a livello mondiale: Novamont, Mg Trade e CBB Decanter. E ancora esponenti politici e ricercatori, tra cui l’onorevole Romolo Benvenuto, membro della commissione parlamentare sull’ambiente, la ricercatrice di fama mondiale Catia Bastioli e Giuseppe Russo, vice presidente della Sbarro Health Research Organization che ha parlato di cancro e inquinamento. E ancora, Paolo Ponti direttore dell’Ice di Toronto e Elena dell’Osbel, vice direttore della Camera di Commercio italiana a Toronto hanno portato la loro esperienza nel settore.
«Abbiamo portato un contributo importante e affrontato contenuti di altissimo livello - ha dichiarato Leonardo Kosarew, presidente della Ciim di Toronto -. Alla fine della conferenza anche un dibattito animato, un botta e risposta, non solo nato dall’interesse per le personalità di rilievo presenti, ma anche per temi comuni che fanno parte della nostra vita quotidiana, a partire dalle bioplastiche. Abbiamo avuto, inoltre, la gradita sorpresa dell’onorevole Mario Sergio, impegnato in questo periodo in campagna elettorale. Abbiamo quindi avuto un riconoscimento duplice del nostro lavoro dalla parte politica canadese e da quella italiana. Tra i prossimi progetti della Ciim, una visita a Milano, il 22 novembre, allo showcase della rinata Fiera campionaria delle qualità italiane, per presentare le opportunità che il mercato canadese può proporre alle aziende italiane».

«Il campo in cui operiamo è quello delle bioplastiche - ha detto Catia Bastioli, amministratore delegato Novamont e “premio per l’innovatore europeo dell’anno” -. Un’occasione per parlare della nostra realtà, delle nostre logiche e i modelli a cui ci ispiriamo per uno sviluppo che sia ecosostenibile e che non sia soltanto una bandiera. L’abbiamo fatto a un pubblico particolare, di persone che vivono in Canada ma che hanno un collegamento con l’Italia. Il nostro concetto è quello di bioraffineria integrata nel territorio. L’idea è quella di non fare solo prodotti innovativi ma creare sistemi sostenibili sia nel processo di produzione sia nella logica d’uso. Per quanto riguarda la produzione, stiamo collaborando con agricoltori italiani appartenenti alla Coldiretti, la più grande associazione italiana dell categoria. Con la cooperativa stiamo sperimentando colture a basso impatto ambientale che vengono utilizzate per i nostri scopi e gli scarti per l’energia. Gli agricoltori partecipano alla filiera industriale perché hanno una joint venture con la nostra parte industriale. È quindi una filiera corta che porta innovazione dall’agricoltura all’industria. Minimizza gli impatti cercando di invertire la tendenza a consumare energie e riserva, invece, risorse per creare modelli innovativi che rafforzino il rapporto con la realtà locale e fertilizzare il territorio di quei germi di innovazioni fondamentali per affrontare in modo corretto i grandi temi dell’ambiente che sono veramente gravi in questo momento. Il nostro settore ha uno sviluppo importante ed è destinato a crescere in Nordamerica. Dovremo pensare a una bioraffineria integrata nel territorio in Nordamerica. Il nostro è un modello che piace molto a livello europeo ed è stato giudicato interessante da parte delle autorità e del mondo agricolo dell’Ontario. Canada e Stati Uniti sono quindi alternative da valutare per i nostri futuri sviluppi».
Un futuro verde aiutato non solo dalla tecnologia, ma anche dalle politiche ambientali.

Ad illustrare la relazione del parlamento italiano sui mutamenti climatici, l’onorevole Benvenuto: «Abbiamo consultato organismi scientifici internazionali e associazioni descrivendo il fenomeno e dando qualche indicazione sulle possibili soluzioni al problema. Per far fronte agli impegni che ci chiede l’Unione Europea, cioè una riduzione del 20% delle emissioni di anidride carbonica entro il 2020, abbiamo indicato dieci linee d’azione tra cui un più forte ricorso al risparmio energetico in ambito industriale e civile e alle energie rinnovabili, un intervento molto deciso sulle centrali elettriche esistenti per cercare di ridurre la dipendenza del Paese dagli idrocarburi. Ci sono poi tre misure che riguardano i trasporti e le infrastrutture. Per queste ultime, occorre una spinta forte sulla ferrovia piuttosto che sui camion. Nel nostro Paese l’80% delle merci viaggia ancora, purtroppo, su gomma, un sistema molto dispendioso sul piano energetico. Oltre alle ferrovie dobbiamo puntare anche ai trasporti marittimi, soprattutto per le merci. L’abbiamo chiamata la “cura del ferro”. Altri interventi sono previsti per i trasporti: motori a bassa emissione, misure fiscali e incentivi per favorire le automobili che consumano meno, limiti massimi all’emissione di Co2 per i nuovi modelli messi in circolazione e un ricorso ai biocarburanti anche se in Italia non è molto facile perché c’è un’agricoltura molto particolare da preservare ed è difficile ritagliare nuovi spazi per coltivazioni destinate ai biocarburanti».
«Sarà necessario - ha aggiunto - un dialogo stretto sui negoziati che devono consentire a tutti i Paesi di andare oltre al protocollo di Kyoto, quindi creare accordi internazionali per consentire a tutti i Paesi di diminuire le emissioni di gas. Il Canada deve fare la sua parte perché è un Paese che ne produce molti come tutti i Paesi industrializzati. E poi si possono decidere accordi bilaterali di collaborazione sul grande mercato dell’ambiente diventato ormai il quarto a livello mondiale con mille miliardi di euro di fatturato complessivo. Ci aspettiamo poi dal Canada un contributo a immobilizzare il carbonio attraverso la gestione delle foreste. A Toronto ho trovato un ambiente molto amichevole – conclude l’onorevole – non pensavo che ci fossero così tanti italiani residenti in Canada di grandissima vivacità intellettuale e imprenditoriale. Un bell’ambiente stimolante e penso che sia anche questo un modo per affermare le qualità all’estero».