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Thursday October 18, 2007

L’On. Farina (DS) Relatore alla Camera della convenzione col Canada in materia fiscale sottoscritta nel 2002 e non ancora ratificata

ROMA aise - Deputato Ds eletto in Europa, Gianni Farina ha illustrato ieri in Commissione Esteri la Convenzione tra Italia e Canada in materia fiscale che, stilata nel 2002, è stata subito ratificata da Ottawa, ma non ancora dall’Italia perché, come ha spiegato il Vice Ministro Intini presente alla seduta, mancavano i soldi necessari per la copertura finanziaria, pari a 1,38 milioni di euro annui a partire dal 2008.
Obiettivo della Convenzione, ha detto Farina, è quello di "porre le basi per una più proficua collaborazione economica tra Italia e Canada, rendendo possibile un'equa distribuzione del prelievo fiscale tra lo Stato in cui viene prodotto un reddito e lo Stato di residenza dei beneficiari dello stesso".
Composta da 29 articoli, la Convenzione mantiene, in linea di massima, la struttura fondamentale del modello elaborato dall'OCSE, anche se, ha specificato Farina, "essa si applica alla sola imposizione sui redditi".
I primi due articoli delimitano il suo campo di applicazione: destinatari del provvedimento sono i residenti di uno o di entrambi gli Stati contraenti, mentre le imposte considerate sono per il Canada le imposte sul reddito, mentre per l'Italia sono quella sul reddito delle persone fisiche, quella sul reddito delle persone giuridiche e l'imposta regionale sulle attività produttive.
Farina ha poi sottolineato l'importanza, anche ai fini degli interessi delle comunità degli italiani all'estero, della norma, contenuta all'articolo 18, in materia di pensioni, che risultano imponibili nello Stato di residenza del beneficiario; è prevista tuttavia la possibilità che esse siano tassate anche dallo Stato di provenienza. "La Convenzione con il Canada – ha rilevato il deputato - contiene norme molto dettagliate in materia di imponibilità delle pensioni, che rispondono alla necessità di semplificare la normativa esistente in ragione dell'elevato numero di pensioni in entrata e in uscita, fenomeno causato dal notevole flusso migratorio verso tale Paese".
All'articolo 22, vengono definiti i metodi per evitare le doppie imposizioni: "la scelta – ha spiegato Farina - cade sul credito d'imposta, in accordo con tutte le altre Convenzioni negoziate dall'Italia nella stessa materia". Agli articoli da 23 a 27 si stabilisce il "principio di non discriminazione" nei confronti dei soggetti nazionali di uno Stato contraente, che non possono subire nell'altro Stato un'imposizione più onerosa di quella cui sarebbero sottoposti i soggetti nazionali di detto Stato. "Vengono poi fatti salvi – ha proseguito il relatore - i privilegi fiscali di cui beneficiano i funzionari diplomatici o consolari in base alle regole generali del diritto internazionale e viene prevista la soluzione per via amichevole delle future controversie in merito alla corretta applicazione della Convenzione".
Quanto all’entrata in vigore, la Convenzione sarebbe efficace a decorrere dal 1° gennaio dell'anno solare in cui si procede allo scambio degli strumenti di ratifica, "con l'eccezione – ha rilevato Farina - delle disposizioni relative alla potestà impositiva sui compensi del personale contrattista in servizio presso la rete diplomatico-consolare italiana in Canada e viceversa (articolo 19, paragrafo 2), la cui efficacia viene anticipata di tre anni".
Farina ha dunque auspicato una valutazione favorevole da parte della Commissione sul disegno di legge in esame ribadendo "la necessità di concludere celermente l'iter di esame" visto che sono passati 5 anni dalla sottoscrizione della Convenzione da parte dell'Italia.
Necessità, questa, sottolineata anche dal Vice Ministro Intini anche in considerazione del fatto che il Canada l’ha ratificata pochi mesi dopo la sottoscrizione, nel 2002. "Il ritardo dell'Italia – ha spiegato il Vice Ministro – è stato causato dalla quantificazione degli oneri aggiuntivi, pari a circa 580.000 euro annui, che hanno reso necessario procedere al reperimento di tali risorse".
Quanto al merito, Intini ha voluto segnalare che la Convenzione "si applica alla sola imposizione sui redditi e non anche a quella sul patrimonio". Questo significa che in Italia, la sua sfera oggettiva di applicazione, riguarderebbe l'imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF), l'imposta sul reddito delle persone giuridiche (IRPEG) e l'imposta regionale sulle attività produttive (IRAP).
"La Convenzione – ha proseguito Intini – definisce anche lo status fiscale del personale a contratto in servizio presso la rete diplomatico-consolare italiana in Canada con l'attribuzione della potestà impositiva esclusiva allo Stato che eroga i salari al predetto personale. Tale disciplina – ha sottolineato - retroagisce di tre anni rispetto all'anno di entrata in vigore della nuova Convenzione".
"Su un piano più generale – ha rilevato il Vice Ministro - la ratifica di questa Convenzione contribuirebbe a consolidare le già eccellenti relazioni tra Italia e Canada. I rapporti bilaterali hanno visto, di recente, un'intensificarsi delle visite, nonché l'avvio, presso il Ministero degli affari esteri, il 28 maggio 2007, del "Tavolo Canada" proprio al fine di rafforzare la collaborazione nei campi economico, commerciale, scientifico e tecnologico".
La ratifica auspicata, inoltre, risponderebbe a "crescenti aspettative del mondo imprenditoriale italiano interessato a realizzare investimenti nel mercato canadese, nonché all'esigenza riscontrata dalla controparte di incrementare la propria presenza nel mercato italiano".
Il provvedimento passa ora alle altre Commissioni per i pareri prescritti per tornare in III Commissione per il seguito dell’esame.