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Confederation of Italian Entrepreneurs Worldwide - North America

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Thursday January 3, 2008

Intervento di Leonardo Kosarew sulle trattative Alitalia-AirFranceKLM

Gentile direttore, cari amici,
Le ultime vicende relative ad Alitalia non lasciano indifferenti gli Italiani all’estero e certamente non lascia indifferente chi come me opera nell’ambito dello sviluppo commerciale tra Italia e Canada. Non voglio peccare di arroganza o di presunzione, ma non credo si possa tacere su quanto sta accadendo. Sui mali di Alitalia, la cattiva gestione, la mancanza di visione, tanto si è scritto che mi pare superfluo ribadire concetti ormai tristemente assodati. Ma vi sono alcune considerazioni che vanno fatte pubblicamente per una comune riflessione e mi stupisce che non siano ancora state fatte da coloro che hanno il dovere di prendere una posizione in merito come, ad esempio, i nostri rappresentanti in Parlamento.
Alcune cose in questi giorni sono state dette: per esempio Massimo Seracini si è lanciato nella scontata difesa della bandiera, della dignità, etc, etc, ma queste riflessioni sviano dal vero tema che dovrebbe essere affrontato. Partendo dal presupposto che la dignità con la vicenda della società Alitalia è stata persa da tempo, laddove si accetti il concetto che lo sperpero di denaro pubblico, il clientelarismo, lo sprezzante dominio sindacale, la lottizzazione, la gestione dei bilanci incurante dei principi che regolano la vita di “tutte” le società, siano elementi indegni di una gestione sana e trasparente di una società, pubblica o privata che sia, sinora pochissimi, come il Governatore Formigoni e pochi altri, hanno evidenziato come la vendita ad Air France potrebbe rappresentare un colpo mortale all’economia italiana. La vendita di Alitalia al gruppo Air France-KLM non è in sé un problema se il risultato si limitasse alla salvezza di ciò che resta di una azienda, con la conseguente salvezza di almeno 15.000 posti di lavoro: sono le dure regole del mercato ed è sbagliato demonizzare un acquirente in funzione della sua bandiera. Il problema appare nel momento in cui vi sono pesantissime conseguenze sull’economia della regione settentrionale italiana, che rappresenta ancora il cuore pulsante della disastrata economia nazionale.

Il ridimensionamento di Malpensa porterebbe a gravi ripercussioni sulle attività‚ di tutta l’area economico-geografica che vi ruota attorno, per non parlare delle migliaia di lavoratori che perderebbero il loro impiego. Tutti sanno come le comunicazioni efficienti rappresentino l’avanguardia del successo economico: complicare la raggiungibilità di Milano, e delle aeree contigue come Torino per esempio, significa minare la volontà di raggiungere Milano per affari. A chi pensa che questa sia una esagerazione, pongo una semplice domanda: se potete fare una scelta tra due città che propongono le stesse potenzialità per lo sviluppo dei vostri affari, sceglierete quella che potete raggiungere in modo più complicato, perdendo del tempo che non vi potete permettere di perdere? La risposta mi pare scontata. Che effetti avrà il depotenziamento di Malpensa sulla rinata Fiera Campionaria? O sull’Expo del 2015, sempre che venga assegnato a Milano?
Qui non si tratta di una scelta di bandiera, di livrea o di orgoglio nazionale, ma si tratta di scegliere tra la competitivita‚ ed il suicidio economico. E siccome a pensare male si fa peccato ma raramente si sbaglia, la lunga vicenda dell’Alta Velocità pone altri interrogativi. Il successo di un aeroporto dipende dai collegamenti. Malpensa sarebbe entrato nell’orbita dei collegamenti Alta Velocità, diventando di fatto un hub capace di raggiungere, e di essere raggiunto, da un bacino di utenza vastissimo. Tutti sappiamo di come il progetto Tav sia stato avversato, ritardato in tutti i modi possibili ed immaginabili, creando un danno non solo a Malpensa ma a tutto il Nord Italia. Anche la cessione di Alitalia e‚ stata ritardata in tutti i modi possibili ed immaginabili attraverso una “non gara” di cui tutti conoscevano l’esito scontato: un’asta deserta. Per arrivare ad una cessione che, nei modi in cui avverrà, poteva essere fatta comodamente un anno fa ed il cui ritardo ha generato danni pesantissimi all’azienda ed agli azionisti, danni di cui non parla nessuno ma che hanno provocato perdite spropositate sugli investimenti fatti, in modo particolare dai piccoli azionisti. Qualcuno suggerisce come le due vicende, apparentemente slegate, siano invece collegate da un disegno unico che nasce nel momento in cui fu fatta naufragare l’alleanza Alitalia-Klm. I fatti ci dicono che, in ogni caso, il ritardo della TAV, la crisi Alitalia ed il ridimensionamento di Malpensa hanno determinato e determineranno delle ripercussioni molto pesanti sull’economia del Nord Italia e, dunque, sull’economia italiana.

Perché a queste vicende gli Italiani all’estero non possono rimanere, e non rimangono, indifferenti?
Per gli stessi motivi. Il lento processo di internazionalizzazione delle imprese italiane passa da un collegamento rapido, diretto ed efficiente. L’immagine del sistema Italia e delle sue aziende non può prescindere dal biglietto da visita dato dal proprio vettore aereo in funzione ed in relazione alle capitali economiche del Paese. Ridurre a 3 i collegamenti intercontinentali che originano da Malpensa è una follia. Guardate l’esempio dei rapporti Italo-Canadesi. Il traffico su Fiumicino è finora esistito esclusivamente su base estiva. Dirottare in modo esclusivo sull’asse Roma-Toronto il collegamento aereo tra i due Paesi, significa negare un collegamento diretto alle due capitali economiche di Italia e Canada. Questa supposta politica di Air France va‚ nella direzione opposta di un interesse nazionale.
Qui non si tratta di scegliere solo un offerta piuttosto che un’altra in nome della livrea ma si tratta di valutare un’offerta nell’interesse dell’azienda ma anche tenendo conto delle tasche dei contribuenti che hanno finanziato da sempre Alitalia e dell’interesse del Paese in chiave economica. La scelta di AirOne potrebbe non essere la migliore tra le tante ipotesi ma certamente, se comparata con quella di Air France in termini strategici a 360 gradi, appare quella che difende gli interessi nazionali e su quella io personalmente punterei.
Ed a coloro che mi hanno detto “ma AirOne ha valutato 1 centesimo le azioni Alitalia” ho risposto che grazie ad una certa politica ed ai sindacati, un centesimo è forse anche fin troppo generosa come valutazione per l’azienda Alitalia oggi. Permettetemi dunque di rivolgere un pubblico invito ai nostri rappresentanti della circoscrizione nord americana, On. Bucchino, On. Ferrigno e Senatore Turano, a prendere una posizione precisa e pubblica in merito e difendere l’economia Italiana ma anche i rapporti commerciali tra l’Italia ed il Canada e gli USA.

Leonardo Kosarew