CIIM Logo
Contact us   |   Site Map   |   Home
Confederation of Italian Entrepreneurs Worldwide - North America

Member Login 


Become a Member



Monday April 7, 2008

I consumatori canadesi continuano a spendere

Si prevede un tasso di crescita del 2,2 per cento nonostante le difficoltà delle esportazioni

Nonostante le difficoltà reali e potenziali, il consumatore continua ad avere fiducia nell’economia canadese: lo rende noto il Conference Board of Canada, il quale quindi conferma che sarà proprio questa fiducia del consumatore a tenere lontana la recessione in Canada nonostante il consistente declino della crescita negli Stati Uniti.
Secondo l’autorevole organizzazione la crescita economica per l’anno in corso sarà del 2,2 per cento, un indice tra i più alti indicati negli ultimi mesi. Infatti, solo la scorsa settimana la Royal Bank of Canada aveva previsto un indice di crescita per il 2008 di solo l’1,6 per cento e qualche giorno prima la Toronto-Dominion Bank aveva parlato dell’1,1. Da parte sua il ministero delle Finanze aveva parlato in febbraio di una crescita dell’1,7 per cento, contro il 2,7 per cento dell’anno scorso.
Il Conference Board ritiene comunque che il consumatore canadese, grazie all’alto indice di occupazione, i bassi tassi di interesse e l’aumento dei salari, continueranno a spendere stimolando così la crescita economica e riempiendo il vuoto creato dalla riduzione della richiesta dagli Stati Uniti alle prese con una situazione economica ancora molto critica e vicino alla recessione.
L’economista del Board, Petro Antunes, ha detto che i consumatori canadesi «non sembrano preoccupati dal fatto che il rallentamento americano possa estendersi anche a Nord».
Negli ultimi tempi, e soprattutto nell’ultimo trimestre dello scorso anno, il consumatore canadese, in netto contrasto con quello americano, ha aperto generosamente il suo portafogli e si ritiene «che continuerà a farlo anche nell’anno in corso» sottolineano al Conference Board.
Non viene comunque negato il fatto che alcuni settori, soprattutto quelli legati alle esportazioni come quello forestale e manifatturiero, continueranno a registrare difficoltà sempre più marcate.
Secondo le previsioni, infatti, le esportazioni continueranno a diminuire del 2,3 per cento rispetto al prodotto interno lordo, cioè 27 miliardi di dollari in meno. Tra l’altro, questo declino si farà sentire soprattutto nella Provincia dell’Ontario.

La differenza tra le previsioni del Conference Board e le altre istituzioni finanziarie sta nella valutazione della crisi negli Stati Uniti. Il Board, infatti, ritiene che l’economia americana ha la capacità di superare la crisi e di tornare presto a livelli di produttività superiori a quelli previsti da molti esperti.
Inoltre Antunes ritiene che il Canada abbia delle caratteristiche diverse da quelle americane. Infatti noi non abbiamo il problema dei subprime, il settore dell’edilizia rimane quindi molto forte ed il debito pubblico è inferiore a quello degli Stati Uniti.
Questo ottimismo è stato confermato anche se proprio nella giornata di ieri Statistics Canada ha reso noto che il numero dei permessi di costruzione rilasciati a livello nazionale è sceso dell’uno per cento in febbraio rispetto allo scorso anno.
Tale calo complessivo si è registrato nonostante il numero dei permessi relativi alle costruzioni residenziali sia aumentato del 18,2 per cento, con un fatturato complessivo di 3 miliardi e 900 milioni di dollari. Tale aumento è stato comunque annullato dal calo nei permessi nell’edilizia non residenziale che è scesa del 25,6 per cento con un fatturato di un miliardo e 900 milioni di dollari, il più basso livello degli ultimi 12 mesi.
Comunque il settore dell’edilizia continua a rimanere molto attivo creando altri 100.000 posti di lavoro solamente nei primi tre mesi di quest’anno. Insomma le preoccupazioni non mancano ma c’è spazio per l’ottimismo.
Uno degli indicatori che sono monitorati con grandissima attenzione dagli economisti è il prezzo dei prodotti energetici e quindi del greggio.
Ieri, tra l’altro, c’è stata una breve volata del greggio sopra 109 dollari alla Borsa di New York. Il rincaro è legato a una corsa alle materie prime che vede protagonisti i fondi d’investimento in cerca di beni rifugio. Il greggio Wti scambiato a New York è balzato fino a 109,20 dollari al barile, per poi rallentare la sua corsa a 108,83 nel primo pomeriggio ma alla fine ha chiuso in netto rialzo fermandosi a 109,01 dollari al barile.