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Thursday October 9, 2008

Tassi giù di mezzo punto

Bank of Canada, Fed e Bce cercano di arginare la crisi

Articolo pubblicato il: 2008-10-09

La Banca Centrale del Canada, insieme alla Banca Centrale Europea, alla Banca d’Inghilterra e alla Fed e con le banche centrali in Svizzera e Svezia, ha ridotto di mezzo punto (2.5 in percentuale) i tassi di interesse. La decisione è stata presa nell’ambito di una cooperazione internazionale e di sforzi per risollevare l’economia mondiale.
Si sono mosse in ordine sparso le principali Borse mondiali, senza riuscire a trovare una vera direzione dopo la tempesta di martedì. La giornata è stata piuttosto interlocutoria, in attesa di un segnale sui tassi d’interesse proveniente sia dalla Fed, sia dalla Bce che i mercati vogliono sia il più possibile concordato, mentre il Fondo Monetario Internazionale ha diffuso le stime sul saldo totale della crisi dei mutui, pari a 1.400 miliardi di dollari e sulla necessità di ricapitalizzare le banche per almeno 675 miliardi nei prossimi anni. Ancora penalizzate Asia e Pacifico, che hanno risentito anche ieri, per questioni di fuso orario, del terremoto che ha colpito l’Europa finanziaria nella giornata peggiore degli ultimi 20 anni, e l’America.
In controtendenza Sidney, favorita dal taglio dei tassi deciso dalla Banca Centrale Australiana. Più caute invece le piazze occidentali, dove ha prevalso l’attesa per un pronunciamento di Ben Bernanke, presidente della Fed e Jean Claude Trichet, numero uno della Bce.
E ieri seduta in ribasso per il dollaro, che dopo l’intervento coordinato di taglio dei tassi in Usa ed Europa ha perso parte dell’appeal difensivo che lo aveva fatto apprezzare nei giorni scorsi. La divisa unica, sul finire degli scambi europei, vale 1,3659 dollari, in decisa ripresa da 1,3590 di ieri. Le quotazioni sono in deciso recupero rispetto a due giorni fa, quando l’euro aveva raggiunto il minimo dall’agosto 2007 a quota 1,3444 dollari. Nei giorni scorsi - raccontano gli operatori - un’enorme afflusso di liquidità in dollari tesa a sostenere il funzionamento dei mercati creditizi ha funzionato da propulsore per le quotazioni del biglietto verde: la crisi, il cui epicentro sembra spostarsi ora verso l’Europa, aveva spinto ad acquisti difensivi sul dollaro, visto come un’ancora di salvezza di fronte alla forte instabilità dei mercati che ora sta colpendo con virulenza non solo l’Europa, ma anche diversi Paesi emergenti come la Russia. Ieri l’intervento concertato sui tassi ha cambiato la situazione, riducendo la domanda difensiva di dollari.

La decisione concertata delle banche centrali di ridurre i tassi di riferimento era «un segnale» che la Francia «attendeva con impazienza». Lo ha dichiarato il primo ministro François Fillon nel corso del suo intervento sulla crisi finanziaria all’Assemblea nazionale. «La decisione coordinata della BCE, della Banca d’Inghilterra, della Fed e della Banca del Canada di ridurre di 50 punti base i tassi è in questo contesto un segnale molto forte per le nostre economie e aziende», ha detto Fillon.