CIIM Logo
Contact us   |   Site Map   |   Home
Confederation of Italian Entrepreneurs Worldwide - North America

Member Login 


Become a Member



Saturday November 29, 2008

Strepitoso successo del concerto co-promosso da CIIM ed Istituto di Cultura: Pfm, la musica emoziona Toronto. Virtuosi che giocano come bambini

Patrick Djivas parla al Corriere: «Non potrei concepire la mia vita senza il rapporto con il pubblico»

Di LAYLA CRISANTI

TORONTO - Emozionano, incantano, scioccano. E il pubblico del Music Hall va in visibilio, applaude, grida, incita, ringrazia.
È la Premiata Forneria Marconi che ancora una volta regala una magica notte di musica. Hanno fatto 4200 concerti, ma le persone sono la linfa vitale del loro mestiere.
Virtuosi che giocano sul palco come bambini, corpi senza età che vibrano. Suonano, suonano e ancora suonano. Gli strumenti prendono vita; in scena c’è l’anima dei musicisti e il pubblico la percepisce e si lascia trascinare.
La musica avvolge e riempie la sala: il basso, la chitarra, le tastiere, la batteria e il violino che diventa rock. Le parole sono poesia, una nota che sale, genera melodia e trascina gli stumenti. La Pfm sul palco non si risparmia nemmeno un attimo, coinvolge il pubblico e l’esibizione è un continuo crescendo. I grandi successi, come “Hurricane”, le improvvisazioni, le note che si rincorrono. Poi il rock diventa melodia con “Out on the Roundabout” e “Maestro della voce”.
Lo spettacolo è appena iniziato, la musica entra nel sangue, e in alcuni momenti per il pubblico restare seduto sembra una sorta di tortura e al ritmo di “... dove c’è musica ci sono delle mani, tante mani che fanno musica...” si alzano le braccia di tutto il teatro.
Poi l’emozione cresce ed è il momento, attesissimo da molti, del tributo al grande De André, o a Fabrizio come lo chiama la Pfm che con lui ha lavorato e condiviso un lungo rapporto fatto di scambio e amicizia. “Volta la carta” trasforma il pubblico in un grande coro, ma l’apice si raggiunge con “Il pescatore” e Frenz Di Cioccio sposta il microfono verso le poltroncine.
Il concerto diventa festa fino ad arrivare al gran finale con “Impressioni di settembre”.
Standing ovation e applauso interminabile.
Dopo l’esibizione, si spengono le luci e compaiono i tecnici, gli strumenti vengono riposti e il palcoscenico diventa un groviglio di scatole e fili.
Lo storico bassista della band, Patrick Djivas si siede al bordo del palco, con le gambe a penzoloni, come un bambino, e racconta al Corriere Canadese l’esperienza appena conclusa. «Bellissimo, noi ci divertiamo sempre sul palco. Per noi ogni serata è unica, amiamo molto improvvisare - racconta - ogni volta cerchiamo nuove sfide per questo non c’è mai un concerto uguale all’altro». Eppure il gruppo propone oggi la stessa impostazione delle sue origini, nel 1971, senza sequenze, senza campionature, senza computer. E forse il segreto è proprio questo, perché come racconta Patrick le stesure dei pezzi vengono addirittura modificate di concerto in concerto. Una lavoro di creazione continuo, ma la Pfm non sente la fatica.

«Faccio questo mestiere da quando avevo quindici anni - racconta Patrick - non potrei concepire la mia vita senza il rapporto con il pubblico, senza i miei compagni di viaggio, senza quel confronto con me stesso che solo il palco sa darmi». Per il bassista della Pfm il viaggio e il contatto con la gente è un privilegio. Un po’ di stanchezza la sentono nei viaggi: «Quando abbiamo iniziato a viaggiare avevamo valige più piccole, ora sono enormi. Non so, più viziati? Forse sì, o forse è perché siamo sposati e le mogli ti fanno sempre portare sette maglioni che non metterai mai». Patrick spiega che l’esibizione, insomma, è la loro vita, la parte che a volte diventa faticosa è quella degli spostamenti e della promozione.
Nemmeno le prove sono un problema, perché loro le note, ormai, ce l’hanno nel sangue: «Non proviamo mai, è deprimente provare con la Pfm, manca sempre qualcuno, chi c’è è svogliato viene sempre uno schifo».
E tra i tantissimi presenti al concerto un posto d’onore è stato riservato a Eddy Grisola e Rosa Leone, i due fortunati vincitori del concorso promosso dalla MulticomMedia. I due lettori del Corriere Canadese, infatti, non solo hanno vinto i biglietti per assistere al concerto, ma hanno anche avuto la possibilità di conoscere personalmente i componenti della band. La coppia di italiani ha vissuto questo incontro con attesa ed entusiasmo. «Per noi è davvero un grande piacere – dicono – siamo qui da 25 anni e loro ci ricordano la nostra giovinezza». Volti e musica che portano indietro Eddy e Rosa. «Avevo sedici anni quando hanno pubblicato l’album “Impressioni di settembre” – racconta emozionata Rosa – è stato il regalo per i miei sedici anni».