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Saturday May 9, 2009

«Canada-Ue, aprire le frontiere»

Stockwell Day: aumenterà le esportazioni di $12 miliardi

Canada ed Europa unita hanno iniziato ufficialmente le trattative per un accordo di libero scambio che dovrebbe materializzarsi entro i prossimi due anni.
La decisione è stata ratificata questa settimana a Praga dal primo ministro Stephen Harper ed il presidente del Parlamento Europeo Mirek Topolanek durante l’annuale summit Canada-Ue.
L’UE ha un prodotto interno lordo di $19.500 miliardi di dollari, mentre il Pil canadese è di 1.600. Ciò rappresenta una grossa occasione per le nostre aziende che avranno migliore accesso in un mercato globale.
Attualmente il Canada importa dall’Europa molto più di quanto esporti verso il Vecchio Continente.
Nel 2008 le esportazioni canadesi sono ammontate a 36,4 miliardi di dollari con un aumento di 3.5% rispetto all’anno precedente. Al contrario, le importazioni canadesi nello stesso periodo sono ammontate a 54 miliardi di dollari, con un aumento del 9.5%.
Come vediamo, c’è un interesse crescente su entrambi i lati dell’oceano per il grande potenziale che questo accordo potrebbe avere per entrambi i Paesi. Il Corriere Canadese ha intervistato il ministro per il Commercio Estero, Stockwell Day, che era col primo ministro Stephen Harper a Praga durante la firma di questa storica intesa, per cercare di capire quali saranno gli sviluppi economici per il Canada dopo che l’accordo sarà definito .
Ministro Day, sono sicuro che lei sarà molto soddisfatto di queste trattative con l’Europa che, iniziate molto tempo fa, stanno giungendo alla conclusione proprio grazie al lavoro suo e del suo ministero.
«Certo. Sa benissimo che uno degli ultimi catalizzatori di questa iniziativa fu Romano Prodi (ex presidente della Commissione Europea). Ma si era iniziato a parlare di questo fin dall’epoca dell’ex primo ministro Pierre Trudeau. Una cosa che interessava a molti ma che non si riusciva a sbloccare. Voglio quindi congratularmi col primo ministro Harper e con i responsabili della Commissione Europea, che sono riusciti a giungere a una svolta, ritenendo che sia ormai arrivato il momento di finalizzare questo accordo»

Può dirci quanto è importante questa intesa per il Canada?
«Molto. Questo è un momento storico e l’accordo offre al Canada la possibilità di aumentare notevolmente il proprio potenziale economico in Europa. Dagli studi che abbiamo condotto noi all’interno del Paese e da quelli congiunti con gli europei risulta che se, al momento attuale, avessimo un accordo di libero scambio le nostre esportazioni verso l’Europa aumenterebbero di 12 miliardi di dollari l’anno. Questo è un dato particolarmente importante soprattutto in un momento di grave crisi economica. Ora più che mai si devono tenere le porte aperte alle nuove opportunità commerciali».
Quanto tempo credete occorrerà per finalizzare questo accordo?
«A volte questo tipo di colloqui vanno avanti per anni. Ciò è tanto più vero in questo caso a causa della complessità delle trattative. Va tenuto presente che in pratica si tratta di un accordo con 27 Paesi diversi. Per questo motivo, considerando che da entrambi le parti c’è molto interesse a chiudere l’accordo il più presto possibile, ci siamo dati di comune intesa il tempo massimo di due anni».
Qual è la più grave difficoltà che prevede di incontrare durante queste trattative?
«Non intendo pregiudicare nessun aspetto della trattativa. Stiamo entrando in questo progetto con la speranza di riuscire a ridurre il più possibile le tariffe doganali nel maggior numero di aree possibili. Le difficoltà emergeranno nel corso dei colloqui e solo allora ne parleremo».
Qual è la differenza fra l’accordo che state negoziando con l’Ue e quello firmato con il Messico e gli Stati Uniti?
«Ci sono persone diverse coinvolte, con un differente uso della terminologia, ma le cose che cerchiamo sono principalmente le stesse e cioè facilitare l’interscambio commerciale. Come nella maggior parte di questi accordi, si cerca di ottenere la massima riduzione delle tariffe e delle regolamentazioni inutili. Noi tenteremo di ottenere il massimo in entrambi i settori».

Attualmente il Regno Unito è il Paese europeo con il flusso più costante di commercio con il Canada: dopo l’accordo cambierà qualcosa?
«Certo, la Gran Bretagna è per ora il nostro maggiore partner commerciale in Europa, ma questo non vuol dire nulla. Noi cercheremo di sviluppare al massimo le opportunità in tutti i Paesi dell’Unione».
La polemica sulla caccia alle foche ha danneggiato il proseguo di queste trattative a Praga?
«No. Di sicuro il primo ministro Harper ha fatto presente in modo veemente le nostre preoccupazioni, preannunciando un ricorso contro la decisione degli europei di bloccare tali importanti al World Trade Organization. Ma di sicuro non saranno questi ostacoli a rallentare i nostri colloqui da qui a due anni. È come l’accordo commerciale di libero scambio con gli Stati Uniti: in ogni grosso rapporto commerciale vi sono delle dispute, ma certamente non saranno queste a bloccare o ad annullare la volontà dell’accordo stesso. Per quel che riguarda la polemica sulla caccia alle foche, noi vogliamo un dibattito basato su fatti scientifici e non sulle emozioni. Per questa ragione c’è un procedimento all’interno dello stesso Wto proprio per assicurare lo sviluppo di un dibattito che dia a tutti la possibilità di presentare il proprio punto di vista».